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lunedì 4 ottobre 2021

IL Piave e acquerelli

Il Piave e alcuni acquerelli, schizzi che ho dedicato e dipinto a fine settembre ispirandomi a questo paesaggio ad alta densità di soggetti in un’atmosfera che offre molti spunti per la pittura. La zona è denominata “Antro delle Campagnole”, Nervesa della Battaglia - TV -  la piccola casa del video è la “Casa croce rossa” (è un soprannome) perché è stata il set di una scena del film dedicato ad Hemingway dal titolo: “Amare per sempre”. Anche questa tappa fa parte del percorso di pittura en plein air realizzato nell’ambito delle attività promosse da Associazione Artistica Grecale.

mercoledì 1 gennaio 2014

All'alba del 2014


gif by nezart design
I sette peccati sociali:

la ricchezza senza lavoro
il piacere senza la coscienza
la scienza senza l'umanità
la cultura senza la responsabilità
la politica senza i principi
l'economia senza l'etica
la religione senza l'altruismo                         Mahatma Gandhi
                                   

domenica 6 ottobre 2013

Mai Ofelia fu più bella



 John Everett Millais, Ofelia 1852, cm 76,2 x 101,6 (dettaglio) immagini di Tate Museum

Nel 1579, una giovane di Stratford, Katherine Hamlett, annegò accidentalmente nel fiume Avon; conosciamo questo evento grazie ad un' inchiesta di cui restano tracce negli archivi della cittadina. L'evento dovette scuotere la piccola comunità, tanto da suggerire che Shakespeare, allora quindicenne, abbia successivamente preso spunto da questa situazione per la morte di Ofelia, dettaglio che manca nelle fonti dell'Amleto. [ndr  Wikipedia, Ofelia (Amleto)]
E dopo l'Amleto, molti furono gli artisti che s' ispirarono a Ofelia e molte furono le rappresentazioni a rievocare il mito della ragazza nel ruscello, sotto il salice piangente, circondata di ghirlande di fiori che lei stessa creò prima del suicidio.
La Tate fornisce anche un elenco in immagini e dettagli di ogni fiore, uno ad uno, nonchè informazioni lungo tutto il percorso della realizzazione dell'Ofelia ad opera di John Everett Millais (1829-1896), il pittore inglese che meglio di tutti interpretò il soggetto.
Perfezionista com'era, dapprima individuò un luogo somigliante alla descrizione del dramma di Shakespeare e realizzò la pittura del paesaggio lottando contro il vento, i cigni e sciami d'insetti. Poi, ricreò la scena nel bagno facendo immergere la modella Elisabeth Siddal nella vasca piena d'acqua avvolta in un abito antico con finiture di fili d'argento che Millais aveva acquistato dopo una lunga ricerca. Cercò di matenere l'acqua calda con l'uso di lampade a petrolio poste sotto la vasca stessa. (La modella si ammalò anche gravemente e Millais rischiò un'azione legale da parte della famiglia della ragazza; fortunatamente tutto si risolse per il meglio). E' lungo l'elenco di citazioni riferite all'Ofelia di Shakespeare: dal cinema alla canzone d'autore e la poesia naturalmente, dalla fotografia all'arte contemporanea; perfino un asteroide porta il suo nome.

giovedì 22 novembre 2012

Gian Lorenzo Bernini, l'eternità dell'attimo fuggente...



Gian Lorenzo Bernini, Ratto di Proserpina 1621-1622, marmo h. cm 255, Roma, Galleria Borghese
foto by conflictingheart by mytapas
Così coglieva l'attimo per fissarlo scolpendo il marmo fino al limite delle possibilità. Comunicava il sentimento, la seduzione e la forza esprimendoli in una realtà più vera del vero che stupisce ancor oggi lo spettatore che non può far altro che contemplare con un vago senso di disagio.
Gian Lorenzo Bernini (Napoli 1598 - Roma 1680) fu lo scultore e architetto più ammirato dopo Michelangelo e fu protagonista del linguaggio figurativo che dominò l'intera Europa per quasi due secoli: il Barocco. Straordinario e stupefacente nella sua ricchezza formale, lo stile di Bernini conquistò ricchi committenti come il cardinal Scipione Borghese che ordinò "Il ratto di Proserpina" quando lo scultore aveva solo ventiquattro anni. Lavorò anche alla corte del Re Sole, Luigi XIV e fu ingaggiato da illustri esponenti del mondo politico ed ecclesiastico. Figlio di Pietro Bernini, importante scultore fiorentino dell'ultimo Manierismo, Gian Lorenzo iniziò l'apprendimento presso il padre all'età di sei anni e con lui lavorò ai cantieri di Papa Paolo V a Roma già dall'età di nove anni.
Il mito di Proserpina, figlia della dea Cerere: "Plutone, dio degli inferi, stanco delle tenebre del suo regno, decise un giorno di affiorare alla luce e vedere un po' questo mondo...Dopo un lungo e faticoso cammino emerse infine su una pianura bellissima [...] Ad un tratto, volgendo lo sguardo, scorse in un prato un gruppo di fanciulle che coglievano fiori con movenze leggere, fiori tra i fiori". (tra loro Proserpina) " [Plutone] si precipitò verso di lei che, scortolo, così nero e gigantesco, con quegli occhi di fuoco e le mani protese ad artigliarla, fu colta dal terrore e fuggì [...] Il dio dell'Ade, in due falcate le fu addosso e l'abbracciò voracemente e via col dolce peso; [...] Dal racconto del celebre poeta Claudiano.
Secondo la leggenda, Cerere, madre di Proserpina, folle di dolore, chiese aiuto a Giove che impose a Plutone di restituire la fanciulla. Egli accettò ma ad una condizione: Proserpina potè ritornare in superficie a patto che trascorresse sei mesi all'anno ancora con Plutone. E così gli altri sei mesi dell'anno Cerere faceva calare il freddo e il gelo che ogni anno con il ritorno della figlia lasciava il posto al risveglio della natura alternando così le stagioni.
Fonte di studi: G. L. Bernini a cura di Tomaso Montanari-Grandi Scultori, Gruppo editoriale l'Espresso 2004. Wikipedia - Proserpina

Ratto di Proserpina visto difronte. Foto tratta da Grandi Scultori
 del gruppo editoriale l'Espresso 2004 

martedì 8 maggio 2012

La pioggia nel pineto

gif by Easy please me
Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti,
di fiori accolti,
sui ginepri folti
di coccole aulenti,
piove sui nostri volti...(breve citazione della poesia) di Gabriele d' Annunzio
         

        

giovedì 3 maggio 2012

Quando gli artisti erano romantici


Rodin e "Il pensatore" (1902)   clicca per ingrandire
foto di Edward Steichen by Artist and Studio by missfolly

Dopo aver dedicato un paio di post a Camille e Rodin, vedo che le parole chiave di ricerca sono sempre le stesse: "artisti citati in Midnight in Paris" (il film di Woody Allen del 2011), oppure "Rodin vita privata" o ancora "Camille e Rodin"...non solo la curiosità ha risvegliato l'interesse del resto mai interrotto per certi artisti del passato ma soprattutto le nuove generazioni evidentemente, si sono appassionate (sempre grazie al film di Woody Allen) e hanno scoperto personaggi e vicende romantiche che non conoscevano. Non è che a scuola si approfondisca sempre lo studio dell'arte fino a perlustrare l'intimità degli artisti; eppure è anche la molla giusta per sollecitare la curiosità e di conseguenza il desiderio di visitare gallerie e musei. Ad esempio, visitando Parigi, l'atmosfera è ancora intrisa di nostalgia degli impressionisti anche se molto è dovuto a scopo turistico e la visita a Montmartre è inclusa nel pacchetto; ma il mito è ancora forte e rimane una meta imperdibile. E visitare il Museo dell' Orangerie con le ninfee di Monet o il Museo Rodin entrambi in centro a Parigi, suscita sempre un'intensa emozione; nessun artista attualmente in voga è in grado di giungere così diritto al cuore.
Gli "artisti" più citati di questi ultimi anni, soprattutto quelli che usano gli animali e che gli animalisti denunciano (Hirst, Cattelan, Fabre e i loro prosèliti) messaggeri di morte, rappresentano la negazione del concetto di arte. Oltretutto avvalorano certe teorie lombrosiane sui caratteri degenerativi, che andrebbero rispolverate...fateci caso quando vi capita di vederli.

Un pittore a Montmartre, Parigi (1946)
foto di Edward Clark by Artist and Studio

sabato 7 gennaio 2012

A proposito di Camille e Rodin, segue...


Visto l'interesse che suscita la vicenda Camille - Rodin, dopo il post "Midnight in Paris, a proposito di Camille e Rodin", penso sia interessante proporvi la lettura intitolata: "Camille Claudel CORRISPONDENZA"  edizione Abscondita Srl.
Si tratta della corrispondenza intercorsa fra Camille Claudel e lo scultore Auguste Rodin durante la loro passionale e dolorosa relazione sentimentale durata circa dieci anni. Ma ci sono anche lettere che Camille scrisse ai galleristi, agli amici, ai parenti soprattutto dopo il suo internamento nel manicomio  di Montdevergues dove rimase per trent'anni. Nel 1886 Rodin scriveva così (pag. 28):
"Mia feroce amica,
la mia povera testa è ben malata, e non riesco più ad alzarmi la mattina. Questa sera ho camminato per ore senza trovarti nei nostri luoghi. Come mi sarebbe dolce la morte! E com'è lunga la mia agonia. Perchè non mi hai atteso all'atelier? A quale dolore ero predestinato. Ho momenti di amnesia in cui soffro di meno, ma oggi l'implacabile dolore persiste. Camille, mia bene amata nonostante tutto, nonostante la follia che sento venire e che sarà opera tua se tutto questo continua. Perchè non mi credi? Abbandono il mio Salon, la scultura; se potessi andare in un posto qualsiasi, in un paese in cui poter dimenticare ma non esiste...Ma poi in un solo istante sento la tua terribile potenza. Abbi pietà, crudele. Non ne posso più, non posso più passare un giorno senza vederti. Se no, l'atroce follia. E' finita, non lavoro più, divinità malefica, e tuttavia ti amo furiosamente..."  (e la lettera prosegue, una delle più lunghe e struggenti anche se di fatto Rodin abbandonò Camille).

In copertina, particolare del busto di Auguste Rodin realizzato da Camille Claudel nel 1888-1892

giovedì 15 dicembre 2011

Midnight in Paris...a proposito di Camille e Rodin

Auguste Rodin, (1840-1917), "Il pensatore"    Parigi, Musèe Rodin 
In questi giorni si parla del film che Woody Allen ha dedicato a Parigi e sta spopolando; io trovo che sia un'allegra commedia ma il pubblico lo apprezza molto di più. Comunque fa  piacere che siano citati scrittori e artisti che amiamo: Hemingway, Fitzgerald, i pittori degli anni venti, Modigliani; è presente anche Picasso che s'intrattiene nel salotto di Gertrude Stein. Ma si svolge una scena sotto la statua del Pensatore di Rodin in cui il dialogo tra gli attori pone il dubbio su chi fosse l'amante di Rodin: Camille o Rose? Non è detto che tutti conoscano la vicenda: Camille Claudel, amante di Auguste Rodin impazzì per amore e visse trent'anni della sua vita in manicomio finchè morì.  Aveva conosciuto Rodin nel 1884 quando aveva diciannove anni e lui ventiquattro di più. Fu sua allieva a Parigi e lui riconobbe subito che era geniale e fu passione travolgente e affinità artistiche fino a non distinguere più chi dei due fosse l'ispiratore; chi diceva che lei assorbisse da lui, chi diceva che lui trasformasse i bozzetti di lei in grandi sculture attribuendosi tutti i meriti. Di fatto Rodin che perseguiva uno stile michelangiolesco, si modificò contagiato dall'audacia di Camille che gl' ispirò le sculture più sensuali. Entrambi narcisisti, vissero una relazione sofferta tra amore e rivalità. Rodin non lasciò mai Rose Beuret  (la sposò l'ultimo anno, prima di morire) e Camille, amareggiata e delusa, cominciò ad isolarsi e dal 1913 non scolpì mai più, anzi distrusse parte delle opere che aveva realizzato.
Quando Camille realizzò "L' age mur", tradotto "L'età di mezzo" (in foto), segnò la sua separazione da Rodin dopo una relazione durata circa dieci anni. E' evidente che la ragazza in ginocchio, nuda e implorante è lei stessa mentre la "vecchia" che trascina via l'uomo ha le sembianze di Rose Beuret. Nel 1899 fu esposta per la prima volta al Salon ma lo stesso Rodin la osteggiò per l'esplicito riferimento alla sua vita privata. Ora è esposta in una sala del Musèe Rodin insieme ad altre sculture di Camille, per volere di Rodin stesso che prima di morire lasciò questa disposizione.                                                                              
Camille a 19 anni
"L'Age Mur" di Camille Claudel 1864-1943, Musèe Rodin

martedì 29 novembre 2011

STURM UND DRANG !



                                                   una tavolozza (di patrizia biaducci)

"Sturm und Drang", letteralmente "tempesta e assalto" o "sconvolgimento e impeto"; comunque sia fu il movimento letterario che esaltò concetti come "cuore", "genio", "natura", "spontaneità" in contrapposizione alle convenzioni della borghesia e in polemica con razionalismo e classicismo. La natura è vissuta come fonte del sublime e l'arte nasce dalle forze istintive dell'individuo disobbedendo a canoni e regole per obbedire soltanto alla forza smisurata dei sentimenti.
Lo Sturm und Drang proclamò la concezione anarchica della poesia: nato dall'omonimo dramma di F.M. Klinger nel 1777, rappresentò il movimento ideologico sviluppatosi in Germania tra il 1770 e il 1785 e interessò le forze più vive della cultura tedesca come Herder, Hamann, Schiller nonchè Goethe ma l'inglese Shakespeare circa duecento anni prima, fu il modello insuperabile.
Lo Sturm und Drang ebbe una notevole importanza storica: segnò la crisi del Neoclassicismo e gettò le premesse delle teorizzazioni del Romanticismo. L'individualismo e il titanismo spingono l'eroe dello Sturm und Drang a battersi fino in fondo anche quando sa che alla fine potrebbe attenderlo la sconfitta.
approfondimento su: www.parodos.it


giovedì 13 ottobre 2011

Romantico, malinconico Friedrich

Caspar David Friedrich  (Greifswald 1774-Dresda 1840)  
particolare di "Monaco in riva al mare" 1808


"Chiudi il tuo occhio fisico, al fine di vedere il tuo quadro con l'occhio dello spirito. Poi dai alla luce ciò che  hai visto durante la notte, affinchè la tua visione agisca su altri esseri dall'esterno verso l'interno". Questo diceva Friedrich del suo modo d'intendere la pittura e questo più di tutti fu il dipinto che irritò Goethe il quale dalla stima passò alla dura critica: "Un'opera che si può guardare stando a testa in giù e con i piedi per aria", scrisse in un articolo del 1816. Secondo alcuni critici Friedrich aveva sovvertito la tradizione della pittura di paesaggio adottando un uso violento del chiaroscuro e un punto di vista privo di prospettiva caricando il paesaggio di simbolismi del tutto soggettivi. Va detto che le tragedie familiari che lo segnarono per tutta la vita, influirono anche sulla scelta di soggetti sempre densi di misticismo; un Romantico per eccellenza, spesso incline alla nostalgia e alla malinconia soprattutto per un senso di colpa che lo affliggeva fino a tentare il suicidio: all'età di tredici anni vide annegare il fratello dodicenne che morì per salvarlo quando pattinando sul fiume ghiacciato sprofondarono in una crepa. L'opera che irritò Goethe, ai limiti dell'astrazione, non mancò di influenzare artisti del Novecento come ad esempio Mark Rothko (Dvinsk, Russia 1903 - New York 1970) che ben centocinquant'anni dopo, con le sue composizioni a fasce orizzontali fu accostato alla pittura di Friedrich.
Mark Rothko, Marrone, blu, marrone su blu, 1953

giovedì 28 luglio 2011

TANCREDI "Un disperato entusiasmo per la pittura..."

Tancredi, 1958, ritratto di Nino Migliori                Senza Titolo 1953 
Una mostra da non perdere, Tancredi a Feltre fino al 28 agosto 2011, alla Galleria d'arte moderna Carlo Rizzarda, v. Paradiso, 8 (chiuso il lunedì)
"Un disperato entusiasmo per la pittura..."questa l'introduzione della mostra, la più esaustiva retrospettiva del pittore nato a Feltre nel 1927 e morto suicida gettandosi nel Tevere a Roma, a 37 anni. La sua vita frenetica, la sua attività breve e intensa, lo portarono ad un rapido successo culminato in seguito all'incontro con Peggy Guggenheim che diffuse le sue opere presso i grandi musei e collezionisti americani. Lei fece un'eccezione per lui: lo ospitò, fu l'unico artista europeo e il primo a vivere e lavorare a "contratto" presso la sua dimora di Venezia, Palazzo Venier dei Leoni (oggi Peggy Guggenheim Collection).  In quell'occasione ebbe modo di assimilare le nuove correnti degli artisti della collezione Guggenheim; Pollock e Kandinskij in particolare influenzarono la sua ricerca. La biografia di Tancredi oggi rivela aspetti importanti ed è ben documentata ma negli anni '50 le sue sperimentazioni interessarono soprattutto gli addetti ai lavori mentre dal pubblico fu spesso incompreso...gli accadimenti "romantici" segnano a volte irrimediabilmente la vita degli artisti più sensibili e Tancredi è stato associato a Van Gogh anche per aver sofferto come lui di problemi esistenziali oltre che per essersi suicidato alla sua stessa età. Dopo circa tre anni trascorsi nell'atelier in Palazzo Venier dei Leoni, la relazione con Peggy Guggenheim finì, causa la vicenda sentimentale fra Tancredi e la figlia di lei. La conseguente rottura fu forse la causa del declino...iniziarono i problemi economici per Tancredi, l'entusiasmo si spense, il suo già fragile equilibrio psicologico non ha retto, ci fu la malattia, poi il suicidio (3 anni dopo si suicidò anche la figlia della Guggenheim  ma non è detto che ci sia un nesso). La mostra di Feltre comprende 150 opere, alcune provenienti dai musei americani o da collezioni e difficilmente le rivedremo tutte insieme. Ho scoperto il ciclo delle opere intitolate: "A proposito di Venezia", tempere trasparenti e luminose e i guazzi con pastello (foto sopra), raffinati accostamenti di un equilibrio straordinario. C'è tanto colore dosato con delicatezza, un susseguirsi di immagini e arditi contrasti eppure lo sguardo scorre senza stancarsi mai.
C'è anche un'importante collezione permanente in questa bella galleria feltrina e affacciandosi ad ogni finestra il paesaggio delle Vette circostanti è splendido e poetico.
Chiudiamo in bellezza sorseggiando i vini di un banchetto allestito difronte all'antica Piazza Maggiore in un'atmosfera senza tempo tra personaggi in costume medievale di velluto rosso, paggi in calzamaglia e dame con lo strascico su cui sbadatamente inciampo. Chiedo "chi siete?"
"Siamo qui per annunciare il Palio che si terrà dal 5 al 7 agosto a Feltre con feste in tutte le piazze e naturalmente la corsa dei cavalli".