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lunedì 23 giugno 2014
Venezia Viva - Omaggio a Licata
giovedì 27 giugno 2013
Elogio della Scuola Libera del Nudo, artefice della nascita dell' Accademia di Belle Arti
"Il 2 gennaio 1756 i Riformatori dello studio di Padova accettarono e disposero che fosse applicato lo statuto proposto dai due maestri [...]; inoltre il 15 febbraio nominarono presidente Gianbattista Tiepolo, da due anni tornato da Wùrzburg e consiglieri il pittore Gianbattista Pittoni e lo scultore Gianmaria Morlaiter. [...] L'anno scolastico avrebbe avuto inizio il 18 ottobre, festa di San Luca e termine il mercoledì della settimana santa. In questo periodo gli allievi dovevano - [disegnare un uomo ignudo in quella positura che verrà collocato dalli maestri] "
testo tratto da: L' Accademia di Belle Arti di Venezia nel suo Bicentenario 1750-1950 (Elena Bassi)
Di seguito, la prefazione del prof. Roberto Da Lozzo per il catalogo dedicato alla mostra: "La scuola libera del nudo dell' Accademia di Belle Arti di Venezia, anni 2011-2012-2013". (La mostra si è svolta presso la galleria "Minima" di Mestre in v. Verdi, 92 dal 16 al 30 marzo 2013).
La scuola libera del nudo è stata l'artefice della nascita dell'Accademia di Belle Arti. Il mio primo "incontro" con la scuola del nudo è avvenuto all'inizio dei primi anni settanta. Quando il "Profesor" Luigi Tito reggeva questa scuola, mai avrei pensato di insegnare al posto del mio maestro e di questo mi sento onorato.
Questa è la prima mostra degli allievi della scuola libera del nudo da quando sono docente in essa. In questa mostra sono esposti oli, pastelli, acquerelli e disegni, opere eseguite in una seduta di lavoro del mattino o del pomeriggio; raramente l'esecuzione si protrae per la giornata intera. Nei lavori si percepisce una parte dell'infinito di un ciclo di vita...un susseguirsi di momenti in cui viene colto l'attimo di come l'allievo si trova di fronte alla modella...due modelle si alternano nelle pose complici dei momenti salienti in cui l'esercizio può trovare rispondenza, consapevolezza, armonia nei propositi di ritrarre il vero.
Gli studenti del corso operano come singoli individui a captare questo momento. Questo istante, anche se condiviso, lo vivono come unica ed irripetibile occasione comunicativa. In questa mostra le opere si pongono come filtro della conoscenza e di una soggettiva rielaborazione quasi a fruire di una sensazione che diventa un'istantanea di questo momento esponendo un susseguirsi di immagini che riguardano quell'attimo ormai passato. Roberto Da Lozzo
domenica 27 novembre 2011
A casa di Peggy Guggenheim
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| Il salotto del Peggy Guggenheim Museum, Dorsoduro 701, Venezia |
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| Gastone Novelli, tecnica mista su tela |
domenica 20 novembre 2011
Uno sguardo all' Accademia delle Belle Arti di Venezia
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| Vista dalle Zattere (scatto da cellulare) |
Chi si avventura tra i corridoi dell' Accademia scopre un mondo "altro" in cui è straordinario vedere il talento e le potenzialità che gli studenti manifestano in ogni espressione artistica. Passando difronte alle aule è facile imbattersi in opere accatastate alla rinfusa tra cavalletti e tele sparse ovunque e ad uno sguardo attento è evidente che sono creazioni davvero singolari che possono competere con le opere di artisti affermati. I corridoi dell' Accademia fungono da galleria espositiva e i ragazzi che sperimentano giornalmente tecniche alternative e metodologie mescolate tra passato e presente, offrono allo spettatore spunti interessanti e ovviamente innovativi. In un clima come quello attuale che non favorisce i giovani, almeno in occasione della 54a Biennale di Venezia, l'eccessivo Sgarbi qualcosa ha fatto per gli studenti delle Accademie: in collaborazione con il Ministero della Pubblica Istruzione ne sono stati selezionati 200 provenienti dalle venti Accademie d' Italia e le loro opere sono esposte alle "Tese di San Cristoforo", Padiglione Accademie (difronte all' Arsenale), fino al 27 novembre 2011.
mercoledì 14 settembre 2011
Quale arte in tempi di crisi?
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| pittura di Luigi Benedicenti, titolo "Domenica" (2010) foto tratta da artedossier |
In ogni epoca, a partire dall'inizio del cinquecento, e sempre in tempi di profonda crisi economica e politica, si riconfigura in una forma nuova ma costantemente praticato da ogni espressione artistica. Il manierismo è ciclico.
Anche la continua reinterpretazione di stilemi classici è il principale indizio di una cultura di maniera (vedi Jan Fabre con la rivisitazione della Pietà di Michelangelo o Urs Fischer con la sua monumentale riproduzione in cera del "Ratto delle sabine" del Giambologna, foto sotto). Secondo alcuni analisti, la logica del capitalismo organizzata intorno al mercato, ai media e ad una società consumatrice che converte qualunque concetto e realtà in immagine e spettacolo, svilisce i valori della cultura e determina l'indebolimento dell'arte contemporanea. Finite le ideologie e sovvertiti i valori che per secoli avevano sostenuto la nostra cultura, c'è chi si è velocemente convertito all'orrore e al gioco della provocazione "a tutti i costi" (vedi Hirst, Cattelan, Fabre, e molti altri) e ci sono coloro che ancora confidano negli ideali di bellezza in attesa di un ennesimo mutamento storico.
P.S. L'opera di Urs Fischer non è più visibile poichè era stata creata come una gigantesca candela di cera e la fiamma l'ha già consumata insieme all'uomo di spalle, a grandezza naturale, anche lui di cera. Erano esposti all'Arsenale della 54 Biennale di Venezia 2011, Padiglione Svizzera. (foto tratta da Arte)
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martedì 23 agosto 2011
Venezia, itinerari segreti
| Patrizia Biaducci, olio su tavola 1999, titolo: "Venezia, palazzo" (particolare) |
Non andateci quando fa caldo...meglio attendere settembre, ottobre o la primavera. E' un percorso fuori dai normali circuiti, si accede solo su prenotazione e al massimo venticinque persone per visita. Le stanze segrete sono situate nel sottotetto di Palazzo Ducale, rivestito di lastre in piombo che il sole scalda ulteriormente. Se ovviate a questo inconveniente, vi affascinerà scoprire dove si svolgevano le attività politiche e giuridiche (dal 1335 al 1797), sconosciute agli stessi veneziani, poichè la Serenissima doveva offrire solo la facciata migliore ai suoi cittadini. Attraverso porte mimetizzate nelle pareti di legno, accederete alle sale piccole e anguste dove operavano in segretezza i Consiglieri del Doge, custodi dei misteriosi intrighi relativi alle "Denunzie Segrete".
La sicurezza della Repubblica di Venezia e del suo Governo, dipendevano da questi organismi.
E lì si svolgevano i processi del Magistrato dei Tre inquisitori di Stato; bastava una dichiarazione anonima infilata in una delle "bocche per le denunce segrete" sparse in città, perchè qualcuno venisse arrestato, colpevole o innocente che fosse. C'è anche la sala delle torture che avvenivano nelle notti di luna piena perchè nessuno doveva sapere cosa accadeva, quindi nemmeno la vista di una candela doveva attirare l'attenzione da fuori...e vedrete le prigioni per i detenuti speciali denominate "i piombi" dove fu recluso Giacomo Casanova che la leggenda vuole sia fuggito nel 1756 passando dai tetti e poi, attraverso un abbaino, sia uscito tranquillamente da Palazzo Ducale senza destare sospetti. Ma le versioni della sua fuga sono almeno tre. (Casanova era alto 192 cm mentre i soffitti dei piombi hanno un'altezza massima di 170 cm; questo per la cronaca). Potrete poi attraversare il "Ponte dei sospiri" e vedere le altre prigioni, quelle denominate "i fossi", in fondo al palazzo, dove saliva la marea portando detriti e topi tra i prigionieri.
Particolare curioso: ai tempi della Serenissima, al massimo della sua espansione intorno al 1600, la facciata di Palazzo Ducale veniva lucidata con olio d'oliva una volta al mese previo il montaggio di un'apposita impalcatura. Così, i naviganti e gli stranieri che dal mare avvistavano Venezia, rimanevano abbagliati dallo splendore del palazzo simbolo della Serenissima, che nel medioevo era più simile ad un fiabesco castello (prima che vari incendi ne modificassero l'aspetto).
Per informazioni, Palazzo Ducale, Itinerari Segreti 041-2715911
domenica 17 luglio 2011
Padiglione Italia...esserci o non esserci...
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| Padiglione Italia, Alessandro Gallo, Titolo: Metrò 2010 (scultura) |
lunedì 4 luglio 2011
Anselm Kiefer, Emilio Vedova, Anish Kapoor, e...
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| Anish Kapoor "Ascension" Palazzo Ducale (la pubblicità invasiva) foto di Artedossier |
Prima tappa alla Chiesa della Salute (linea 1); cinque minuti a piedi e siamo già in Fondamenta Delle Zattere, direzione, Magazzini del Sale: c' è lo Studio di Emilio Vedova..."In continuum" è il titolo della mostra; allestimento spartano, quadri appoggiati in doppia, tripla fila, e anche sul pavimento come in uno studio vero. Subito dopo entriamo nel Padiglione dell' Arabia Saudita (evento collaterale che partecipa alla Biennale per la prima volta); entrata libera, sempre lungo i Magazzini del Sale. Un volo di 200 uccelli bianchi ci attira , è un'installazione sospesa all'entrata, bella mostra, tanti stili, quasi un riassunto di tutte le tendenze contemporanee. E arriviamo ad Anselm Kiefer (ospitato alla Fondazione Vedova), "Salt of the Earth" è il titolo della mostra. Artista neoespressionista, in passato ha indagato temi importanti come l'Olocausto; vasta la gamma dei materiali che impiega per realizzare le sue opere. Costo del biglietto euro 10, mi pare un po' caro...
Proseguiamo sempre lungo Fondamenta delle Zattere e saliamo sul vaporetto per l'Isola di San Giorgio. Volevamo vedere l'installazione di Anish Kapoor, "Ascension" (foto sopra) collocata nella Basilica di San Giorgio ma a causa di un guasto tecnico l'abbiamo vista solo in fotografia, che peccato! Perfortuna ci siamo consolati con altre due mostre (entrata libera) presenti nell' Isola di San Giorgio. La prima, "Penelope's", è una rassegna di enormi arazzi realizzati con sofisticatissimi telai; gli artisti, alcuni molto giovani, si sono cimentati nei soggetti più sorprendenti: volti, cieli, pavimenti simulati che devi toccare con mano per sentire che sono trame di fili. E la seconda mostra, "REAL TIME" ha un nobile intento: raccogliere fondi per Venezia, per proteggerla dal deterioramento e dall'eccessivo sfruttamento. 14 fotografi hanno realizzato scatti di Venezia come appare oggi: ad esempio Palazzo Ducale (foto sopra) con gli enormi pannelli pubblicitari delle sponsorizzazioni (utili per finanziare i restauri, OK! ma invasivi allo stesso tempo!) E poi c'è la Venezia romantica, i ritratti di alcuni veneziani che sembrano dipinti. E adesso? E' ancora presto, salutiamo San Giorgio e prendiamo l'unico vaporetto che ferma solo a San Zaccaria...andiamo in chiesa e...che bel tuffo nel passato dopo tanta arte contemporanea; hanno restaurato la "Cappella d'oro", annessa alla chiesa di San Zaccaria, il soffitto era crollato ed era chiusa da quasi cento anni. Si accede dalla sacrestia e non perdete la cripta immersa nell'acqua.
Torniamo alla stazione a piedi e durante il tragitto incontriamo altre mostre ma abbiamo già visto "più di quanto occhio umano possa sopportare in un solo giorno". Alla prossima, ciao!
mercoledì 29 giugno 2011
Tintoretto, se lo leggi t'innamori
| Tintoretto, particolare dell'Annunciazione conservato alla Scuola Grande di S.Rocco, Venezia
Tintoretto quest'anno occupa una posizione di riguardo grazie alla curatrice della Biennale di Venezia, Bice Curiger, che proprio a lui ha dedicato l'apertura dell'esposizione perchè i visitatori focalizzassero il tema portante cioè: ILLUMINAZIONI. Così è intitolata la 54a Biennale di Venezia. Sono tre le opere esposte di Jacopo Robusti detto Tintoretto (Venezia 1518-1594) e, cosa buona e giusta, la Biennale si farà anche carico di restaurare i tre dipinti per ringraziare la Soprintendenza veneziana che li ha concessi in prestito.
Nel 2008 Melania G. Mazzucco ha scritto "La lunga attesa dell'angelo" edito da Rizzoli, in cui descrive Tintoretto, la sua vita, i suoi sentimenti (in questo caso la sua vicenda affettiva profonda e sofferta nei confronti dell'illeggittima figlia Marietta, pittrice anche lei). Ma ciò che vi colpirà leggendo questo libro, tra storia e romanzo, è quanto sia stata capace l'autrice di descrivere la vita dell'artista nella maniera più introspettiva possibile: gioie, frustrazioni, amori, ambizioni, disagio esistenziale. E con dovizia di particolari anche quando descrive il suo stile, la sua tecnica pittorica tanto da indurci a pensare che lei abbia avuto un'esperienza diretta con la pittura o che abbia perlomeno amato un artista. Venezia, tanto amata e odiata da Tintoretto, fa da sfondo all'intera vicenda e viene descritto anche il periodo più buio quando nel 1575-1577 la peste nera mise in ginocchio la Serenissima decimando la popolazione. |
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