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lunedì 23 giugno 2014

Venezia Viva - Omaggio a Licata



in copertina: Riccardo Licata, Per "il dilettevole giocco del Pesse"


La bella copertina del periodico VENEZIA VIVA edito dal Club dell'Incisione (Atelier Aperto - San Marco, 1878/A - 30124 Venezia) è dedicata al maestro Riccardo Licata recentemente scomparso e di cui è in corso la mostra: Omaggio a Licata.
La mostra è visitabile fino al 5 luglio 2014 presso Gallery Kokonton - via Garibaldi 1771, Castello Venezia con orario dalle 16.00 alle 20.00 - chiuso lunedì e martedì.

Tra le notizie del periodico sono incluse le attività svolte da Atelier Aperto, il Club dell'Incisione aperto anche durante i mesi estivi, giugno, luglio, agosto, settembre.
Ad esempio in giugno ritorna il tema dell' insula, ormai la quinta ad essere percorsa dagli artisti e dagli appassionati-curiosi. Praticamente una passeggiata che dura qualche giorno. Prima ci si incontra e si viene informati sul programma, si arriva sul posto e si percorre il perimetro del luogo scelto per capire l'insula nella sua realtà fisica: ci sono i ponti che la collegano ad altre insule, quanti? dove portano? e allora si entra nel tema: dentro e fuori dell'insula, questo in genere al mattino, muniti di album, matite e acquerelli e altro..., poi al pomeriggio in atelier si sviluppano le idee e si traducono in opere, multipli? libri d'artista? Dipende... 
per informazioni ATELIER APERTO San Marco 1878/A - 30124 Venezia
tel-fax 041 5232138 - veneziaviva@alice.it  



                                                                   Riccardo Licata




giovedì 27 giugno 2013

Elogio della Scuola Libera del Nudo, artefice della nascita dell' Accademia di Belle Arti

















"Il 2 gennaio 1756 i Riformatori dello studio di Padova accettarono e disposero che fosse applicato lo statuto proposto dai due maestri [...]; inoltre il 15 febbraio nominarono presidente Gianbattista Tiepolo, da due anni tornato da Wùrzburg e consiglieri il pittore Gianbattista Pittoni e lo scultore Gianmaria Morlaiter. [...] L'anno scolastico avrebbe avuto inizio il 18 ottobre, festa di San Luca e termine il mercoledì della settimana santa. In questo periodo gli allievi dovevano - [disegnare un uomo ignudo in quella positura che verrà collocato dalli maestri] "                   
testo tratto da: L' Accademia di Belle Arti di Venezia nel suo Bicentenario 1750-1950 (Elena Bassi)

Di seguito, la prefazione del prof. Roberto Da Lozzo per il catalogo dedicato alla mostra: "La scuola libera del nudo dell' Accademia di Belle Arti di Venezia, anni 2011-2012-2013". (La mostra si è svolta presso la galleria "Minima" di Mestre in v. Verdi, 92 dal 16 al 30 marzo 2013).

La scuola libera del nudo è stata l'artefice della nascita dell'Accademia di Belle Arti. Il mio primo "incontro" con la scuola del nudo è avvenuto all'inizio dei primi anni settanta. Quando il "Profesor" Luigi Tito reggeva questa scuola, mai avrei pensato di insegnare al posto del mio maestro e di questo mi sento onorato.
Questa è la prima mostra degli allievi della scuola libera del nudo da quando sono docente in essa. In questa mostra sono esposti oli, pastelli, acquerelli e disegni, opere eseguite in una seduta di lavoro del mattino o del pomeriggio; raramente l'esecuzione si protrae per la giornata intera. Nei lavori si percepisce una parte dell'infinito di un ciclo di vita...un susseguirsi di momenti in cui viene colto l'attimo di come l'allievo si trova di fronte alla modella...due modelle si alternano nelle pose complici dei momenti salienti in cui l'esercizio può trovare rispondenza, consapevolezza, armonia nei propositi di ritrarre il vero.
Gli studenti del corso operano come singoli individui a captare questo momento. Questo istante, anche se condiviso, lo vivono come unica ed irripetibile occasione comunicativa. In questa mostra le opere si pongono come filtro della conoscenza e di una soggettiva rielaborazione quasi a fruire di una sensazione che diventa un'istantanea di questo momento esponendo un susseguirsi di immagini che riguardano quell'attimo ormai passato. Roberto Da Lozzo


domenica 27 novembre 2011

A casa di Peggy Guggenheim

Il salotto del Peggy Guggenheim Museum, Dorsoduro 701, Venezia
La Collezione Peggy Guggenheim ha il sapore delle cose preziose mescolate alla quotidianità; le opere della "permanente", capolavori del Cubismo, Futurismo, Surrealismo ed Espressionismo astratto, ci introducono nelle sale che si affacciano sul Canal Grande, ora dal salotto con le scatole di Joseph Cornell (in foto), ora dalla camera con la testiera del letto in argento realizzata da Calder...ormai sono visioni che appartengono alla memoria storica di ognuno. Uno sguardo al giardino delle sculture (con opere di Alberto Giacometti), dov' è sepolta Peggy Guggenheim accanto ai suoi 8 cagnolini e c' è anche l'albero dei desideri: si può appendere un biglietto con scritto il nostro messaggio segreto. Attualmente è in corso anche la mostra temporanea dal titolo "TEMI E VARIAZIONI" del curatore Luca Massimo Barbero, fino al 1° gennaio 2012: capolavori appartenenti alle avanguardie del primo novecento di Picasso, Carlo Carrà, Marc Tobey e altri, sfilano accanto alle opere di Gastone Novelli (1925 - 1968), protagonista dell'arte italiana degli anni cinquanta e sessanta. Scomparso prematuramente, lascia una testimonianza del suo rapporto con Venezia attraverso una sorta di scrittura poetica impressa in grandi tele e piccoli soggetti astratti dove prevale sempre il segno tra parole e colori di un chiaro equilibrio. Venezia fu per lui una costante fonte d'ispirazione e nel 1968 gli fu dedicata una sala alla Biennale d' Arte.   info@guggenheim-venice.it     www.guggenheim-venice.it    tel. +39 041 2405411

Gastone Novelli, tecnica mista su tela

domenica 20 novembre 2011

Uno sguardo all' Accademia delle Belle Arti di Venezia

Vista dalle Zattere (scatto da cellulare)
Così si presentava Venezia la scorsa settimana e dalle Zattere fino a Punta della Dogana l'acqua rifletteva la luce abbagliante del sole sui palazzi lungo tutta la riva, imbiancati e freschi di ristrutturazione. L' Accademia delle Belle Arti già da qualche anno ormai ha aperto il suo nuovo ingresso nella cinquecentesca sede dell' ex ospedale degl' Incurabili con accesso dalle Zattere; 10.000 metri quadrati distribuiti intorno al chiostro mentre dalla parte opposta le Gallerie della storica  Accademia hanno completato il lungo restauro e l'ampliamento strutturale.
Chi si avventura tra i corridoi dell' Accademia scopre un mondo "altro" in cui è straordinario vedere il talento e le potenzialità che gli studenti manifestano in ogni espressione artistica. Passando difronte alle aule è facile imbattersi in opere accatastate alla rinfusa tra cavalletti e tele sparse ovunque e ad uno sguardo attento è evidente che sono creazioni davvero singolari che possono competere con le opere di artisti affermati. I corridoi dell' Accademia fungono da galleria espositiva e i ragazzi che sperimentano giornalmente tecniche alternative e metodologie mescolate tra passato e presente, offrono allo spettatore spunti interessanti e ovviamente innovativi. In un clima come quello attuale che non favorisce i giovani, almeno in occasione della 54a Biennale di Venezia, l'eccessivo Sgarbi qualcosa ha fatto per gli studenti delle Accademie: in collaborazione con il Ministero della Pubblica Istruzione ne sono stati selezionati 200 provenienti dalle venti Accademie d' Italia e le loro opere sono esposte alle "Tese di San Cristoforo", Padiglione Accademie (difronte all' Arsenale), fino al 27 novembre 2011. 

mercoledì 14 settembre 2011

Quale arte in tempi di crisi?

pittura di Luigi Benedicenti, titolo "Domenica" (2010) foto tratta da artedossier
Cosa può rappresentare una pittura così fedele all'immagine da rasentare l'effetto fotografico? Anche se è una piacevole follia di virtuosismo, quale concetto di "metafisica" è riconducibile all'arte "iperreale"? In Italia, il fenomeno di questo realismo "cinico", assume i colori caldi che richiamano il Barocco perciò si differenzia dalla componente "pop" che si riscontra nell'iperrealismo statunitense, più freddo e meccanico. Comunque è strettamente legato ai dettami della moda e a parte il realismo esasperato dell'immagine che ho scelto, volevo collegarmi ad un altro fenomeno che la moda impone, cioè il "Manierismo" consumistico.
In ogni epoca, a partire dall'inizio del cinquecento, e sempre in tempi di profonda crisi economica e politica, si riconfigura in una forma nuova ma costantemente praticato da ogni espressione artistica. Il manierismo è ciclico.
Anche la continua reinterpretazione di stilemi classici è il principale indizio di una cultura di maniera (vedi Jan Fabre con la rivisitazione della Pietà di Michelangelo o Urs Fischer con la sua monumentale riproduzione in cera del "Ratto delle sabine" del Giambologna, foto sotto). Secondo alcuni analisti, la logica del capitalismo organizzata intorno al mercato, ai media e ad una società consumatrice che converte qualunque concetto e realtà in immagine e spettacolo, svilisce i valori della cultura e determina l'indebolimento dell'arte contemporanea. Finite le ideologie e sovvertiti i valori che per secoli avevano sostenuto la nostra cultura, c'è chi si è velocemente convertito all'orrore e al gioco della provocazione "a tutti i costi" (vedi Hirst, Cattelan, Fabre, e molti altri) e ci sono coloro che ancora confidano negli ideali di bellezza in attesa di un ennesimo mutamento storico.
P.S. L'opera di Urs Fischer non è più visibile poichè era stata creata come una gigantesca candela di cera e la fiamma l'ha già consumata insieme all'uomo di spalle, a grandezza naturale, anche lui di cera. Erano esposti all'Arsenale della 54 Biennale di Venezia 2011, Padiglione Svizzera. (foto tratta da Arte)

martedì 23 agosto 2011

Venezia, itinerari segreti

Patrizia Biaducci, olio su tavola 1999, titolo: "Venezia, palazzo" (particolare)

Non andateci quando fa caldo...meglio attendere settembre, ottobre o la primavera. E' un percorso fuori dai normali circuiti, si accede solo su prenotazione e al massimo venticinque persone per visita. Le stanze segrete sono situate nel sottotetto di Palazzo Ducale, rivestito di lastre in piombo che il sole scalda ulteriormente. Se ovviate a questo inconveniente, vi affascinerà scoprire dove si svolgevano le attività politiche e giuridiche (dal 1335 al 1797), sconosciute agli stessi veneziani, poichè la Serenissima doveva offrire solo la facciata migliore ai suoi cittadini. Attraverso porte mimetizzate nelle pareti di legno, accederete alle sale piccole e anguste dove operavano in segretezza i Consiglieri del Doge, custodi dei misteriosi intrighi relativi alle "Denunzie Segrete".
La sicurezza della Repubblica di Venezia e del suo Governo, dipendevano da questi organismi.
E lì si svolgevano i processi del Magistrato dei Tre inquisitori di Stato; bastava una dichiarazione anonima infilata in una delle "bocche per le denunce segrete" sparse in città, perchè qualcuno venisse arrestato, colpevole o innocente che fosse. C'è anche la sala delle torture che avvenivano nelle notti di luna piena perchè nessuno doveva sapere cosa accadeva, quindi nemmeno la vista di una candela doveva attirare l'attenzione da fuori...e vedrete le prigioni per i detenuti speciali denominate "i piombi" dove fu recluso Giacomo Casanova che la leggenda vuole sia fuggito nel 1756 passando dai tetti e poi, attraverso un abbaino, sia uscito tranquillamente da Palazzo Ducale senza destare sospetti. Ma le versioni della sua fuga sono almeno tre. (Casanova era alto 192 cm mentre i soffitti dei piombi hanno un'altezza massima di 170 cm; questo per la cronaca). Potrete poi attraversare il "Ponte dei sospiri" e vedere le altre prigioni, quelle denominate "i fossi", in fondo al palazzo, dove saliva la marea portando detriti e topi tra i prigionieri.
Particolare curioso: ai tempi della Serenissima, al massimo della sua espansione intorno al 1600, la facciata di Palazzo Ducale veniva lucidata con olio d'oliva una volta al mese previo il montaggio di un'apposita impalcatura. Così, i naviganti e gli stranieri che dal mare avvistavano Venezia, rimanevano abbagliati dallo splendore del palazzo simbolo della Serenissima, che nel medioevo era più simile ad un  fiabesco castello (prima che vari incendi ne modificassero l'aspetto).
Per informazioni, Palazzo Ducale, Itinerari Segreti 041-2715911

domenica 17 luglio 2011

Padiglione Italia...esserci o non esserci...

Padiglione Italia, Alessandro Gallo, Titolo: Metrò 2010 (scultura)
...questo è il problema, rubo una citazione, è che non potrebbe essere più azzeccata di così. Sì perchè prima di tutto va detto (per chi non lo sapesse), che un artista "sano" cioè consapevole delle proprie potenzialità e con una buona dose di ambizione mescolata ad un altrettanto sana presunzione, (che gusto c'è ad essere modesti se ogni tanto non ci si vanta? disse Oscar Wilde); insomma, qualunque artista che creda appassionatamente in quello che fa, spera almeno una volta nella vita di esporre alla Biennale di Venezia! E' sempre stato estremamente difficile accedervi e le modalità sono sempre state inspiegabilmente misteriose. Praticamente da mafia dell'arte. Quindi che vado cercando? Dovrei riconoscere a Sgarbi il merito di aver sovvertito il "sistema" proprio contro la rigida selettività che ha contraddistinto i precedenti curatori. E' che ho finalmente visto il Padiglione Italia, quello che ha sollevato un mare di polemiche perchè Sgarbi ha chiesto ad un folto numero di intellettuali di prestigio internazionale, di segnalare ciascuno un artista ritenuto meritevole (circa 270 artisti sono stati segnalati da 200 intellettuali). OK, che gesto democratico e generoso! Questo ha permesso ad artisti eccellenti (quando la scelta è stata appropriata) di prendersi quasi una rivincita sul ristretto mondo dell'arte che da sempre privilegia pochi a scapito di moltissimi. Ma ci sono anche un mucchio di croste! perchè in molti casi l'intellettuale ha segnalato l'amico artista e non è vero che poi c'è stato un "filtro", macchè, sono tutti lì in mostra, maestri e dilettanti e l'allestimento è quantomai inadeguato, sembra una babele, un mercatino parrocchiale, una scenografia felliniana, no, sembra un circo. Centinaia e centinaia di quadri, sculture, installazioni, foto, appesi dall'alto vertiginoso (neanche si vedono) al basso più buio, oppure appoggiati ad una specie di libreria formata da semicerchi dove si vede anche il retro degli altri quadri), una specie di Salon dove ha la meglio quello con l'opera più grande (mossa giustissima peraltro), dove le dimensioni ridotte scompaiono, tutti mescolati, affastellati, dove c'è il meglio dell'arte contemporanea e dove non c'è limite al peggio. Eppure come dice un mio amico pittore: MEGLIO ESSERCI CHE NON ESSERCI

lunedì 4 luglio 2011

Anselm Kiefer, Emilio Vedova, Anish Kapoor, e...

Anish Kapoor "Ascension"       Palazzo Ducale  (la pubblicità invasiva) foto di Artedossier






                                                                            




Prima tappa alla Chiesa della Salute (linea 1); cinque minuti a piedi e siamo già in Fondamenta Delle Zattere, direzione, Magazzini del Sale: c' è lo Studio di Emilio Vedova..."In continuum" è il titolo della mostra; allestimento spartano, quadri appoggiati in doppia, tripla fila, e anche sul pavimento come in uno studio vero. Subito dopo entriamo nel Padiglione dell' Arabia Saudita (evento collaterale che partecipa alla Biennale per la prima volta); entrata libera, sempre lungo i Magazzini del Sale. Un volo di 200 uccelli bianchi ci attira , è un'installazione sospesa all'entrata, bella mostra, tanti stili, quasi un riassunto di tutte le tendenze contemporanee.   E arriviamo ad Anselm Kiefer (ospitato alla Fondazione Vedova), "Salt of the Earth" è il titolo della mostra.  Artista neoespressionista, in passato ha indagato temi importanti come l'Olocausto; vasta la gamma dei materiali che impiega per realizzare le sue opere. Costo del biglietto euro 10, mi pare un po' caro...
Proseguiamo sempre lungo Fondamenta delle Zattere e saliamo sul vaporetto per l'Isola di San Giorgio. Volevamo vedere l'installazione di Anish Kapoor, "Ascension" (foto sopra) collocata nella Basilica di San Giorgio ma a causa di un guasto tecnico l'abbiamo vista solo in fotografia, che peccato!   Perfortuna ci siamo consolati con altre due mostre (entrata libera) presenti nell' Isola di San Giorgio.  La prima, "Penelope's", è una rassegna di enormi arazzi realizzati con sofisticatissimi telai; gli artisti, alcuni molto giovani, si sono cimentati nei soggetti più sorprendenti: volti, cieli, pavimenti simulati che devi toccare con mano per sentire che sono trame di fili. E la seconda mostra, "REAL TIME" ha un nobile intento: raccogliere fondi per Venezia, per proteggerla dal deterioramento e dall'eccessivo sfruttamento. 14 fotografi hanno realizzato scatti di Venezia come appare oggi: ad esempio Palazzo Ducale (foto sopra) con gli enormi pannelli pubblicitari delle sponsorizzazioni (utili per finanziare i restauri, OK! ma invasivi allo stesso tempo!) E poi c'è la Venezia romantica, i ritratti di alcuni veneziani che sembrano dipinti. E adesso? E' ancora presto, salutiamo San Giorgio e prendiamo l'unico vaporetto che ferma solo a San Zaccaria...andiamo in chiesa e...che bel tuffo nel passato dopo tanta arte contemporanea;  hanno restaurato la "Cappella d'oro", annessa alla chiesa di San Zaccaria, il soffitto era crollato ed era chiusa da quasi cento anni. Si accede dalla sacrestia e non perdete la cripta immersa nell'acqua.
Torniamo alla stazione a piedi e durante il tragitto incontriamo altre mostre ma abbiamo già visto "più di quanto occhio umano possa sopportare in un solo giorno". Alla prossima, ciao!

mercoledì 29 giugno 2011

Tintoretto, se lo leggi t'innamori

                       

Tintoretto, particolare dell'Annunciazione conservato alla Scuola Grande di S.Rocco, Venezia

Tintoretto quest'anno occupa una posizione di riguardo grazie alla curatrice della Biennale di Venezia, Bice Curiger, che proprio a lui ha dedicato l'apertura dell'esposizione perchè i visitatori focalizzassero il tema portante cioè: ILLUMINAZIONI. Così è intitolata la 54a Biennale di Venezia. Sono tre le opere esposte di Jacopo Robusti detto Tintoretto (Venezia 1518-1594) e, cosa buona e giusta, la Biennale si farà anche carico di restaurare i tre dipinti per ringraziare la Soprintendenza veneziana che li ha concessi in prestito. 
Nel 2008 Melania G. Mazzucco ha scritto "La lunga attesa dell'angelo" edito da Rizzoli, in cui descrive Tintoretto, la sua vita, i suoi sentimenti (in questo caso la sua vicenda affettiva profonda e sofferta nei confronti dell'illeggittima figlia Marietta, pittrice anche lei). Ma ciò che vi colpirà leggendo questo libro, tra storia e romanzo, è quanto sia stata capace l'autrice di descrivere la vita dell'artista nella maniera più introspettiva possibile: gioie, frustrazioni, amori, ambizioni, disagio esistenziale. E con dovizia di particolari anche quando descrive il suo stile, la sua tecnica pittorica tanto da indurci a pensare che lei abbia avuto un'esperienza diretta con la pittura o che abbia perlomeno amato un artista. Venezia, tanto amata e odiata da Tintoretto, fa da sfondo all'intera vicenda e viene descritto anche il periodo più buio quando nel 1575-1577 la peste nera mise in ginocchio la Serenissima decimando la popolazione.