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giovedì 23 febbraio 2012

Quattrocento stelle d'oro illuminano la notte di Giotto


particolare della volta della Cappella restaurata (foto by "Viaggio nel blu") 

A Padova, nella Cappella degli Scrovegni, il pittore fiorentino Giotto di Bondone (1267 ca - 1337) realizzò tra il 1302 e il 1305, un capolavoro tra i più preziosi della storia dell'arte: un ciclo di affreschi assolutamente innovativi a quel tempo per i quali impiegò una brillantezza di colori senza precedenti e uno stile che conferiva sentimento ai volti delle figure e, alle "scene", quell'illusione della profondità che rende tutto vivo e intenso agli occhi di chi guarda.  Il cielo è blu oltremare, tempestato di stelle a otto punte dipinte d'oro; e dello stesso blu in tutte le varianti sono pervasi i cieli degli affreschi sottostanti. Ricavò l'oltremare dall' "azzurrite", una pietra molto meno costosa della polvere di lapislazzuli (particolare emerso dal restauro del 2001).
I lavori per la Cappella degli Scrovegni gli furono commissionati da Enrico Scrovegni, ricchissimo banchiere di Padova che sperò con questo tributo ai Santi e a Cristo, di espiare le colpe del padre, spregevole usuraio citato anche da Dante nel girone infernale della Divina Commedia.
Giotto, precursore del Rinascimento, ridiede vita all'arte sul finire del Medioevo, dopo che invasioni barbariche, successive guerre e povertà dilagante, determinarono in Europa il periodo più buio dell'umanità. Fu l'anticipatore della "rinascita" artistica e culturale, spezzò il rigido conservatorismo bizantino e andò oltre. Fece rivivere lo splendore dell'arte come non accadeva più da almeno mille anni, dal tempo dei greci e dei romani del mondo antico che tutti ammiravano e ai quali Giotto fu paragonato perchè ritenuto di pari prestigio.
 vedi Cappella degli Scrovegni, Padova        vedi anche: viaggio nel blu (fonte di alcuni accenni)

Immagine dell'arco della Cappella

lunedì 13 febbraio 2012

Illustrazioni per libri d’artista (2011)



Immagine dal “libro degli alberi dorati” e “Libro della pioggia” di Patrizia Biaducci (2011)


giovedì 26 gennaio 2012

I paesaggi straordinari del Parco Sella

Chris Drury, "Mushrooms Cloud" 2010   (clicca la foto)
La natura, carica di memoria primitiva ha ispirato gli artisti della Land Art  che a partire dagli anni Sessanta e Settanta sperimentarono nuovi percorsi con l'uso di materiali semplici e mutevoli nel tempo. Alcuni esponenti della Land Art hanno creato le opere permanenti inserite nel Parco Sella in Valsugana, Trentino, che ogni anno si arricchisce di nuovi interventi come ad esempio la "Nuvola di funghi" (foto sopra) di Chris Drury, artista inglese (1948). Realizzata con tremila pezzettini di funghi disidratati e cuciti uno ad uno con fili di nylon, è sospesa all'interno di Malga Costa, illuminata da una luce calda ed emana un intenso profumo di bosco.
Appena fuori, c'è la "Cattedrale Vegetale" creata  nel 2001 da Giuliano Mauri (1938-2009). Come un' architettura gotica, è composta di tre navate e ottanta colonne e si trova al centro del bosco; all'interno di ogni colonna, l'artista ha inserito una betullacea che crescendo naturalmente, si sostituirà alla struttura artigianale modificandosi nel tempo. Poetica della Land Art? L'atto creativo dell'artista passa alla natura che è anche un tramite per conoscere sè stessi.
Attualmente è possibile visitare il Parco Sella e il Mart, Museo di Arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, usufruendo di un biglietto ad ingresso ridotto valido per entrambe le sedi.

Giuliano Mauri, "Cattedrale Vegetale", 2001